La mesoterapia è una tecnica di iniezione, “un metodo” – secondo il dr. Michel Pistor, suo ideatore – “per avvicinare la terapia al luogo della patologia”. Semplice nella sua concezione, richiede un adeguato apprendistato per essere eseguita efficacemente.

Definizione di Mesoterapia

Secondo il dizionario di termini tecnici di medicina:

“La mesoterapia, s. f. (μέσος, medio; θεραπεία, trattamento: iniezione nel tessuto di origine mesodermica, nel mezzo della zona dolorosa e che sta tra l’omeopatia e l’allopatia) (M. Pistor, 1952-1958). Procedimento terapeutico che consiste in una serie di micro-iniezioni simultanee nel derma e l’ipoderma, di deboli quantità di farmaci (procaina, antibiotici, vitamine, vaccino, ecc.) con un apparecchio munito di un certo numero di aghi sottili e corti (4 mm). Questo metodo è preconizzato nel trattamento locale della cellulite, dei reumatismi, delle malattie infettive o allergiche delle vie respiratorie, dell’emicrania, delle malattie vascolari, ecc.”

Rispetto alla definizione medica “ufficiale”, ancora in vigore, alcuni punti sono cambiati: ad esempio fuori dall’Italia dall’inizio degli anni ’90 non si utilizzano più o si utilizzano poco i multiniettori, la procaina è impiegata sempre meno, sostituita dalla lidocaina o altri anestetici, e i vaccini iniettabili, come altri farmaci tradizionali, sono fuori commercio. Anche se non più ovunque “simultanee”, restano “le micro-iniezioni nel derma e nell’ipoderma”, regolarmente affiancate dal “nappage”, gli aghi Lebel, mm 0,40 x 4 dell’esordio, e le indicazioni di trattamento. Sono da aggiungere ottime pistole manuali e automatiche, tuttavia non indispensabili per l’esecuzione di una mesoterapia efficace.

Come agisce la mesoterapia?

Nell’illustrazione sotto sono mostrate schematicamente le differenti vie di somministrazione dei farmaci in una patologia loco-regionale quale potrebbe essere la periartrite scapolo-omerale. I farmaci somministrati per via orale (a) e per via rettale (b) vengono assorbiti rispettivamente dalle mucose gastro-duodenale e rettale e attraverso il sistema portale vengono immessi nel fegato. Di qui, diluiti ed eventualmente metabolizzati, entrano nella vena cava inferiore, raggiungono il cuore destro, poi il circolo polmonare. Ulteriormente diluiti vengono sospinti nel cuore sinistro e nella circolazione generale e cosi nelle arterie regionali che servono l’articolazione malata. Nella via intramuscolare (c) e nella via endovenosa (d) i farmaci raggiungono la circolazione generale in modo più rapido e con più elevata concentrazione, in particolare nel secondo caso, saltando il filtro epatico e dirigendosi, sempre in progressiva diluizione, verso l’organo bersaglio.
A titolo di completezza, anche se a nostro avviso non sono adatte alla terapia di simili patologie distrettuali, citiamo altre due modalità di somministrazione dei farmaci: la via endonasale (e) in cui il farmaco viene assorbito in modo molto rapido dalla mucosa del rinofaringe e immesso nel torrente circolatorio dove progressivamente si diluisce e la via percutanea (f) in cui subisce in massima parte un analogo destino, salvo l’assorbimento molto più lento e graduale, e solo in piccola parte viene diretto verso i tessuti malati sottostanti. Se le somministrazioni non digestive evitano il passaggio iniziale dei farmaci nel sistema portale e nel fegato, tuttavia in nessuna di esse si può impedire il loro transito nei filtri metabolici del polmone, del rene, della cute e dello stesso fegato che, come stazioni-laboratorio dislocate lungo la circolazione generale, li trattengono e li metabolizzano in vario grado. Infatti la permanenza delle molecole attive (emivita o tempo di dimezzamento) è tanto minore quanto più attivi sono tali emuntori e nel caso contrario (insufficienza epatica, renale ecc.) tale emivita aumenta e al passo con essa la tossicità potenziale del farmaco.
Vedi anche i 5 fattori terapeutici.


Si può facilmente comprendere perché nelle patologie loco-regionali soltanto la via mesoterapica (g), come dice Pistor, il suo ideatore, avvicina la terapia al luogo della patologia, portando i farmaci efficaci nel derma e attraverso i canali interstiziali (la terza circolazione di Multedo) direttamente sulle zone malate senza diluizione e attraversando gli organi filtranti solo dopo aver agito sull’organo bersaglio. Vengono in tal modo risparmiati dall’azione dei farmaci concentrati i tessuti innocenti cioè non affetti dalla malattia e viene evitato all’organismo un inutile sovraccarico chimico degli emuntori.